Era nel trailer, con indosso la sua divisa scura poco formale e allo
stesso tempo meravigliosamente autorevole.
Quella divisa, che lei aveva indosso, voleva portarla sul cuore anche
quando non la indossava.
Per lei rappresentava molte cose; la sua determinazione, la sua scelta
di vita, il suo vero io, il suo orgoglio nazionalista.
Ed era anche un legame.
Qualcosa di molto importante.
Il primo regalo che lui le aveva donato.
Non solo quello, certo.
Era quello che rappresentava quella divisa che gliel'aveva fatta divenire
cara più dell'oro. La carica che rappresentava, comandante
della squadra Zero, le guardie reali del loro leader indiscussso,
l'imperscrutabile Zero.
"L'uomo mascherato", "Zero", "Lo scuro",
"Nemico numero uno della Britannia".
Era conosciuto con molti di quegli appellativi, e tanti altri ne avevano
inventati sui giornali e nelle trasmissioni televisive.
Lui che aveva sbeffeggiato la Britannia, apparendo dal nulla, come
un fulmine a ciel sereno, che li aveva salvati dalla disfatta totale
in quello che poi aveva rinominato come una 'piccola scaramuccia terroristica',
s'era proclamato di fronte alle folle attonite come assassino del
Terzo Principe Clovis, aveva salvato da morte certa Kururugi Suzaku,
che in cambio l'aveva ripagato con nient'altro che ingiurie e l'aveva
fin'ora combattuto con tutte le sue forze su quel nuovo modello, quell'armatura
bianca.
Loro, quelli che ne parlavano male, che lo trattavano come un pazzo,
un visionario e un terrorista anarchico, non lo conoscevano. Lo etichettavano
senza potergli parlare, senza neppure ascoltarlo, non accettando neppure
la conversazione.
Era un angelo mandato dal cielo, era l'araldo oscuro che stava salvando
il Giappone dalle frinfie di Britannia.
Ed aveva avuto fiducia proprio in lei.
Una bastarda mezza britanna.
Anche se gli altri membri del comitato esecutivo la tolleravano, come
sorella del loro vecchio leader Naoto Kouzuki, lei sapeva che ogni
tanto in sua assenza a qualcuno scappava una frase di sdegno, forse
non in questo momento, ma sicuramente all'epoca in cui facevano parte
del moto terroristico di resistenza.
Lei lo sapeva.
A volte lo leggeva sul volto dispiaciuto ma comprensivo di Ougi.
Ora le rivolgevano tutti il rispetto che meritava, nessuno le dava
della sporca britanna dietro le spalle, nessuno a la maltrattava,
nessuno aveva il coraggio di deriderla.
Da quando l'ala nera del mantello di Zero s'era posato su di lei,
la sua condizione era migliorata. Dalla tolleranza dei suoi compagni
era passata all'adorazione dei membri militanti dell'Ordine dei Cavalieri
Neri.
"Sei la punta di diamante del nostro esercito di liberazione,
non dimenticarlo." erano le parole che le aveva rivolto Zero,
da dietro quella maschera.
Quella frase, che sembrerebbe una fredda approvazione di un comandante,
detta dietro a quel muro costituito dalla sua maschera, per lei non
era altro che una calda manifestazione d'apprezzamento.
Continuava ad attendere, seduta nel trailer, con una gamba sopra
l'altra.
C'era molto silenzio, nei paraggi non c'era nessuno, oltre i membri
di guardia nascosti negli scomparti segreti, creati all'interno dei
container e degli stabilimenti del porto, per monitorare continuamente
la situazione ed essere sicuri di non venir sorpresi dall'arrivo dell'esercito.
Era un giorno tranquillo e non sapeva neppure perché si trovasse
lì, attirata come per mero istinto di un luogo caro.
I cuscini dell'ampio divano di fronte al maxi schermo al plasma si
stavano riscaldando sotto al sedere e la spinsero a cambiare posizione,
si sdraiò al buio, senza immaginare che si sarebbe addormentata
di lì a poco.
FRUSH
Un rumore improvviso la fece trasalire nel sonno, facendole istintivamente
portare la mano alla pistola e puntarla contro l'individuo nell'oscurità,
poco distante da lei.
Quando s'accorse che l'arma era puntata contro Zero arrossì
e ringraziò il cielo che fosse abbastanza buio, così
che Zero non s'accorgesse del suo rossore nato dall'imbarazzo del
suo oltraggioso comportamento.
"Come sempre sei efficiente e i tuoi sensi sono bene allenati,
Karen." furono le parole che vennero fuori dalla maschera. Non
la stava rimproverando per averlo sorpreso ed avergli puntato una
pistola contro, al contrario, stava elogiando il suo tempismo e la
sua accortezza.
"Scusami, non volevo..." disse, mentre riponeva l'arma nel
suo fodero "E' stato un gesto istintivo, ho sentito un rumore
e..."
"Mi spiace d'averti svegliata, dovevo solo aggiornare alcuni
dati per il prossimo scontro." era ancora sulla porta, Karen
pensò che il rumore che aveva sentito era quello della porta
automatica aprirsi al suo arrivo.
Era ancora mezza distesa quando l'uomo mascherato si sedette accanto
a lei, quando lo vide avvicinarsi nel buio, quasi trasalì e
finì per sbattere la testa contro lo schienale e poi farla
cadere sulle gambe dell'uomo.
"Karen, sai che nutro le mie speranze per il nuovo Giappone che
noi e i nostri figli creeremo..." cominciò a parlare,
prendendole la sinistra con la sua.
Il tocco era caldo, anche se tra le loro mani c'era sempre una barriera,
costituita dai guanti in pelle che l'uomo indossava. Nulla si sarebbe
dovuto scoprire, non doveva cadere un solo capello dall'uomo, nessuna
impronta o saliva, niente che potesse essere analizzato dopo il suo
passaggio.
C'era chi, nell'Ordine, ipotizzava che Zero non fosse neppure umano,
visto che nessuno l'aveva mai visto in viso o mangiare. C'era chi
ipotizzava che fosse figlio di un veterano di guerra di un altro paese
e nascondesse delle profonde ustioni su tutto il corpo causate da
un attacco di Britannia. Storie sul suo conto ormai fioccavano a destra
e sinistra, e pian piano piu' che un essere umano, la leggenda che
gli ricamavano indosso, come quel bel vestito che separava gli altri
da lui, lo distanziava sempre piu' dal prossimo e dai civili, trasformandolo
in un idolo, l'idea stessa della libertà.
Per Britannia era un bastardo traditore.
Per il Giappone, o per com'era conosciuta attualmente nel mondo sotto
il nome di Area 11, era il liberatore.
Rimase sbalordita, con la testa appoggiata sulle gambe di Zero, la
sinistra intrecciata alla sua sinistra, gli occhi fissi sulla maschera
dell'uomo.
"Nei prossimi conflitti potremmo subire delle perdite, eppure
spero che tu non sia tra quelle." il tono era freddo, ma le sue
parole sembravano pregne di preoccupazione per la sua sorte "I
tuoi sforzi fin'ora ci hanno portato dove siamo, sei migliorata, combattimento
dopo combattimento. Ora ti chiedo una sola cosa..." le stava
per chiedere un favore, forse qualcosa di profondo, non sapeva davvero
che fare.
Le orecchie le fischiavano e si sentiva la testa quasi scoppiare.
"Dovrai essere la mia spada, nel prossimo scontro, e una volta
terminata la guerra e riprese nelle nostre mani le redini del Giappone,
sarai tu e tutte le donne del giappone a dare alla luce alle speranze
della nazione che con tanto affanno sto cercando di salvare, di rialzare
dal suo ignomignoso declino." la testa continuava a rimbombarle
in maniera folle e la temperatura saliva, gli stava forse chiedendo
di dargli un figlio suo? Il figlio di Zero?
"Quindi non morire." la stretta dell'uomo si intensificò
"Per il tuo futuro e per dare un futuro a questa nazione."
Lei rispose, stringendo la sua mano con altrettanta passione "Zero,
da quando sei entrato nelle nostre vite..." avrebbe voluto dire
'nella mia vita', ma non lo fece "...abbiamo dimenticato il sapore
della disfatta e dello sconforto." sorrise "Ci siamo sobbarcati
di un impresa che neppure immaginavamo celassi, sotto quella maschera.
Mi duole ammetterlo ma ci eravamo accontentati..." disse alzando
il capo dal grembo di Zero e lasciando la presa così amabile
delle sue mani guantate "...eravamo consci che con i nostri atti
terroristici non saremmo arrivati mai a nulla, ma saremmo morti con
l'orgoglio dei giapponesi nel cuore. Tu non solo ci hai concesso il
tuo aiuto benevolo, ma ci stai guidando alla vittoria in questa crociata
per il nostro diritto di vivere!" ora era inpiedi, ritta di fronte
all'uomo che lodava, e di nascosto amava.
"Al tuo ordine sarei disposta a gettarmi nel fuoco." al
che lui s'alzò, facendola trasalire.
"E così sia." era stupita a sorpresa, con il naso
distante neppure un palmo da quella maschera scura "Ti getterai
nelle fiamme della battaglia e lì, se almeno una parte del
tuo cuore mi ama, danzerai per me."
"Sì." disse seria, con il cuore che quasi le esplodeva
nel petto "Danzerò!" strillò di botto "Ogni
volta che lo riterrai opportuno, ogni volta che ve ne sarà
bisogno. Io danzerò solo per te nelle fiamme della battaglia
e poi in quelle dell'infern..." l'indice di Zero volò
sulle sue labbra, fermandosi con la punta appena sotto il naso, facendole
morire quell'affermazione entusiasta.
"Prego ogni giorno, dal mio trono di comandante, che un angelo
come te non conosca mai il colore e il calore di quelle fiamme."
poi si voltò e si diresse nelle sue stanze private.
Le stanze in cui in quello stesso istante riposava quella donna, la
strega bianca dai capelli smeraldo.
Certe notti, mentre riposava nel suo letto, nell'oscurità,
la sua mano finiva per accarezzarle il seno, per poi scendere lungo
il suo corpo sempre più in giù, mentre immaginava che
quella fosse la mano sotto il guanto di Zero. Ma ogni volta che si
toccava in quel punto, l'immagine di quella donna le veniva alla mente,
sempre dietro a Zero. Assieme sembravano una gran coppia, la luce
e le tenebre.
C.C.
Anche lei, come Zero, non aveva messo nessuno a conoscenza dei suoi
scopi, e neppure del suo vero nome. Sembra che Ougi avesse fatto delle
ricerche su di lei, ma negli archivi non si riusciva a trovare niente.
Era un fantasma, una presenza vacua che aleggiava attorno al loro
leader.
Perché era comparsa così improvvisamente?
Anche su di lei le storie di fantasia che aleggiavano nell'Ordine
erano varie e a volte discordanti.
Per alcuni era una strega folle che aveva irretito Zero in questa
missione, riprova ne era il fatto che in piu' di un occasione le telecamere
di sorveglianza l'avessero ripresa a parlare nel bel mezzo dei corridoi,
senza che ci fosse alcun interlocutore. Per altri facevano entrambi
parte di qualche strana setta, di cui C.C. era profetessa e foriera
di buoni auspici nell'assalto contro la Britannia.
Quella più pittoresca era senz'altro quella in cui sia lei
che Zero erano degli alieni di un pianeta molto lontano, venuti sulla
Terra per capire le nostre usanze e che avevano intenzione di provocare
guerre in tutto il globo con il solo scopo di indebolire le difese
della razza umana. In questa teoria veniva giustificata la maschera
di Zero per via dell'aspetto alieno e il fatto che C.C. fosse il suo
sistema radio personale, per contattare la nave madre.
C'era un solo elemento che accomunava tutte queste storie, il fatto
che C.C. fosse l'amante di Zero e la compagna con cui condivideva
l'intimità del talamo.
Questo la faceva impazzire dalla gelosia.
Lei doveva accontentarsi di sentire il calore dell'uomo attraverso
gli abiti ed i guanti, mentre quella donna dai lunghi capelli non
solo poteva guardarlo in viso mentre conversavano nell'intimità
della stanza di Zero, in cui aveva proibito l'installazione di camere
di sorveglianza, ma poteva persino toccarlo e condividere il piacere
delle notti con lui.
Era tutta quella situazione che la faceva ammattire.
Il suo amore era una freccia, scagliata contro quell'uomo, ma che
si andava a infrangere contro quel muro che lui aveva innalzato tra
sè e il prossimo. La maschera, gli abiti, tutto era un muro,
degli ostacoli che lei voleva assolutamente sorpassare, anche dopo
tanto tempo e mille fatiche. Mentre quella strega lo poteva avere
come e quando voleva.
Decise di non credere a quelle storie.
Erano tutte frottole inventate solo per umanizzare la figura un po'
troppo idealizzata del loro Comandante assoluto.
L'indomani lei avrebbe ancora combattuto per lui, per la loro causa.
L'avrebbe difeso da ogni pericolo, avrebbe intercettato qualsiasi
avversario. Sarebbe stata per lui spada e scudo allo stesso tempo.
Era stato lui a darle questo potere.
Non s'era tenuto per sé il Guren, ma gliel'aveva ceduto.
"Il Guren Mk-II... Karen, da ora appartiene a te." erano
state le parole che aveva pronunciato, lanciandole la chiave d'avvio
del nuovo modello appena ottenuto da Kyoto, l'associazione dietro
cui si nascondevano le famiglie nobiliari del Giappone che facevano
buon viso a cattivo gioco "Tu sei un Ace Pilot ed io sono solo
il comandante." disse con quella modestia che riservava solo
a se stesso, mentre i suoi piani sembravano di una megalomania senza
pari "Userò un Burai, visto che sarai tu il nostro asso
nella manica. Inoltre, tu hai una ragione per combattere."
'Non dimenticherò mai quel momento.' pensò, mentre vedeva
il profilo delle spalle dell'uomo coperte dal mantello, sapendo che
per lui avrebbe danzato col Guren tra le fiamme della guerra, e se
fosse stato necessario avrebbe dato la sua vita per difenderlo e lo
stesso avrebbe danzato tra le fiamme dell'inferno, anche l'uomo di
cui era innamorata l'aveva esortata a sopravvivere.
"Io non sono importante." disse tra sè, portando
la sinistra sul petto, accanto al cuore, per assaporarne le ultime
stizze di tepore lasciate dal suo tocco.
Fine.
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