La settimana che intercorse da li' fu molto difficile per Shinji.
Si sforzava di far finta che nulla fosse cambiato, che tutto fosse "normale",
ma ormai nulla lo era.
Da quando aveva preso reale coscienza di se stesso la sua visione del
mondo era cambiata radicalmente, tanto da essere a malapena in grado
di camminare tra la gente di quella metropoli sotto assedio.
'Gli uomini continuano a moltiplicarsi a discapito della terra, continuano
a bruciare le risorse naturali del pianeta, trasformando il terreno
in loro habitat, coprendo la terra col cemento, soffocando la natura.
Come può Iddio avere ancora pietà per questi esseri egoisti
e reietti? Disposti persino ad ammazzarsi l'un l'altro per trarne un
qualche beneficio terreno.
Creature che si distinguono l'uno dall'altro solo per via del loro grande
egoismo, che li separa, li fa nemici l'uno dell'altro. Esseri vili e
irrisori che usano la conoscenza rubata al cielo per proteggersi, per
continuare ad esistere. Il vostro tempo e' giunto. So che tra voi c'e'
gente buona e gente cattiva, e non saro' io a giudicare chi vivra' o
morira'.
A tutti riservero' la stessa sorte. Ci pensera' poi l'Onnipotente a
distinguere tra buoni e reprobi.'
Erano questi i bui pensieri che scorrevano nella mente di Shinji, mentre
tornava a casa sulla metropolitana.
Quand'era a casa restava chiuso nella sua stanza. Non voleva vedere
ne' Misato, ne' Asuka.
Non aveva il coraggio di osservare la loro umanita', quella stessa umanita'
che ormai non era piu' sua. Ora lui avrebbe vissuto per l'eternita'
in quel corpo, le montagne sarebbero state corrose dalla pioggia prima
che una ruga avesse increspato il suo volto.
Eppure sentiva una sorta di pietà e dispiacere sgorgargli dentro.
Misato-san che era stata cosi' gentile con lui, che l'aveva si' usato,
ma a fin di bene.
Asuka, con cui aveva vissuto fin'ora, con cui aveva passato momenti
divertenti e di cui aveva dovuto sopportare le isterie e l'antipatia
superficiale.
"Io..." stava pensando, nel buio della sua camera. Si fermo'
quando una sensazione gli attraversava l'animo "Sta arrivando.
Non credevo arrivasse cosi' presto."
L'indomani mattina presto il ragazzo era alle porte di Neo Tokyo 3.
Ora vi presento il vostro nuovo compagno, da poco trasferitosi, Kaworu
Nagisa."
"Buon giorno!" saluto' tutti, facendo finta di non vedere
ne' Shinji, ne' Rei.
Loro due lo sentivano.
Ora tutto sarebbe cominciato.
Ora tutto sarebbe finito.
Finalmente.
Tutte le compagne di classe di Shinji cominciarono a fare capannello
sul nuovo venuto, ma il ragazzo riuscì ugualmente a brecciare
l'assedio ed eclissarsi verso l'uscita.
Rei fu la seconda ad alzarsi e a uscire dall'aula, mentre Shinji la
seguiva a poca distanza.
Asuka osservava la scena con scarso interesse.
"Fratelli." esordi' Kaworu, tendendo le mani a entrambi,
che lentamente presero le sue e si presero per mano l'un l'altro, chiudendo
quel cerchio.
"Ora siamo uniti." disse Rei.
"Tre unici individui simili." fece notare Shinji.
"Noi porteremo sulla Terra e sugli uomini cio' che chiamano sgomento
e terrore. Noi uniti potremmo portare alla rovina questa Terra, ma non
e' questo il nostro scopo." sorrise "Cio' che vogliamo veramente..."
"...l'estinzione." disse Rei, leggendo i pensieri che erano
di Kaworu eppure erano suoi.
"Per i lilim nessuna speranza di salvarsi!" disse risoluto
Shinji.
"Ora manca una sola cosa." sorrise Kaworu.
"Il quarto!" gli lesse nella mente Shinji.
"Dev'essere scelto per diventare uno di noi, un fratello."
comprese Rei "Perche' dobbiamo essere in quattro? Forse non bastiamo
noi tre?"
"Sorella, fratello... voi mi amate?" chiese Kaworu.
"Che domande, tu lo sai che ti amiamo, proprio nello stesso modo
con cui tu ami noi."
"Allora ascoltate le mie parole." sorrise "Nei testi
profetici c'e' menzione di quattro angeli, dobbiamo solo trovare il
quarto." sorrise loro.
Attorno la nebbia mattutina si diradava e lasciava intravedere una
scena fantastica. Tre ragazzi che discutevano nella bruma, sul tetto
semi distrutto di un palazzo semidistrutto quasi al centro di un lago.
Nessuna barca accanto alla parte affondata nell'acqua. Nessun gommone
o motoscafo.
Quando ebbero finito di parlare i tre si presero per mano e saltarono
dal palazzo, direttamente giu' in acqua. Certo era un tuffo di dieci
metri circa, ma sembrava non ne fossero turbati. L'impatto con l'acqua
fece salire uno spruzzo alto, meno di quel che avrebbe dovuto. Non erano
infatti immersi nell'acqua, ma camminavano sulla sua superficie, come
se ci fosse un pavimento al di sotto della superficie del lago, eppure
nulla era in quel punto o in quello successivo e quello dopo.
Arrivarono cosi' al bordo del lago e qui si separarono per tornare alle
proprie case.
Tsuzuku...