La stava osservando.
Bella, orgogliosa, adirata e imperfetta.
Conscia di sè, ma non del prossimo.
Fosse stata una dea sarebbe stata la spietata Giunone.
Lei non poteva capirlo.
Non poteva stringere la mano tesa del ragazzo.
Per questo non posso scegliere lei.
E Misato?
Bellissima e prospera.
Ancora una donna in fiore, nonostante l'età.
Un cuore grande e pieno d'amore batteva nel suo petto,
un passato cupo e triste, le drappeggiava le spalle.
Conscia del prossimo, ma non di sè.
Lei provava a capirlo, ma non riusciva.
Chi poteva allora?
Chi sarebbe stato scelto come loro fratello o sorella.
"Shinji?" fece Misato.
"Sì?"
"Ritsuko ti ha detto che stamattina non devi andare a scuola, vero?"
"Certo, devo andare alla base per dei test medici e dei prelievi."
"Non ti preoccupare," disse sorridendo e alzando la lattina
di birra "sono solo una formalità... dopotutto con quello
che hai passato, la sua preoccupazione nei tuoi confronti è più
che comprensibile."
'La sua paura nei miei confronti, semmai. Se c'e' qualcuno che potrebbe
capire qualcosa è proprio la dottoressa Ritsuko.' pensò
il giovane "Ci vado fra poco."
"Molto bene. Per oggi abbiamo finito." gli fece quel suo
solito sorriso di cortesia che propinava a tutti, prima di prendere
una tazza di caffè.
"Allora, buon lavoro." disse di fretta, uscendo.
"Aspetta." si fermò sulla soglia "Dì a
Misato che stasera sono di turno nel defrag dei Magi."
"Molto bene." si fermò di nuovo sulla soglia "Perchè
non abbiamo ancora un test di controllo di sincronia con l'Eva?"
"Perche' lo 01 e' tutt'ora posto a sigilli, sotto il controllo
della commissione." rispose con noncuranza.
"Ah." fece Shinji, trattando la risposta con le pinze. S'accorse
che nella voce della donna c'era uno strano abbassamento, tipico di
quando mentiva "Bene."
Non era stato difficile entrare nella gabbia dello 01.
Almeno sulle paratie d'emergenza non erano stati posti sigilli.
L'Eva era completamente ripristinato, con l'armatura costrittiva viola
e quell'espressione truce.
Shinji sollevo' le mani verso il busto dell'Eva, sorrise, mentre si
sollevava in aria, galleggiando, e toccava con le mani il torace, dove
era nascosto il nucleo. Qualcosa emanò un bagliore e l'armatura
si aprì.
Delle mani fuoriuscirono da esso.
Shinji le prese tra le sue e tirò, tirò con tutta la forza
che aveva in corpo.
Tirò, come se da quello dipendesse la sua vita. Tirò,
come una levatrice avrebbe fatto al posto suo.
Prima i polsi, poi le braccia.
Le dita intrecciate a quelle del ragazzo tremavano, mentre lui continuava
a tirare disperatamente.
La testa venne fuori. Una chioma di capelli castani bagnati e infine
il corpo.
Era una donna.
Lui non la riconosceva.
Lui non sapeva cosa ci facesse una donna nel nucleo dell'Eva.
Le dita del ragazzo strinsero la donna, il suo corpo nudo e meraviglioso
non era la cosa che attraeva maggiormente il ragazzo. Era il suo volto,
quel volto gentile che gli pareva familiare.
Quel volto che aveva già visto da qualche parte.
Il ragazzo s'era seduto accanto a lei sul ponte, difronte all'Eva. Con
un braccio la teneva la schiena alzata, mentre con l'altro le accarezzava
la mano.
"Ayanami!" le venne in mente lei. Non ne sapeva bene il motivo,
ma le veniva in mente Ayanami, osservando il volto di quella donna.
Poi, dopo poco la donna aprì gli occhi, tossendo via l'LCL.
"Stai bene?" le chiese Shinji, tenendola tra le braccia.
"Io... sì... credo... dove sono?" si girò attorno.
"Tu ti trovavi nell'Eva. Ora sei tornata come nostra sorella."
le sorrise.
"Io..." la donna era in chiaro stato confusionale.
"Non preoccuparti, ti spiegheremo tutto. Ora mettiti questo addosso
e vieni con me." le porse la sua camicia e si diresse verso il
portellone d'emergenza, che una volta passati, venne chiuso esattamente
com'era prima.
La portò negli spogliatoi, dandole una divisa da membro della
Nerv.
"Questo potrebbe andare, per ora." sorrise alla donna "Il
tuo viso, io lo conosco. Perché?"
"Non lo so." allungo' la mano sfiorando la guancia di Shinji
"Anch'io, credo di averti gia' visto. Io non so perche', ma mi
sembra di ricordare..."
"Qual'è il tuo nome? Se non sbaglio non me l'hai ancora
detto."
"Io..." sembrò rifletterci su, ma scosse la testa avvilita
"Io non lo ricordo."
"Il mio nome e' Shinji." disse il ragazzo.
"Shinji?" la donna lo abbraccio, stringendo forte il suo viso
al seno.
"Che fai?" disse il ragazzo imbarazzato, cercando di divincolarsi
dall'abbraccio della donna.
"Io, non lo so proprio. Ma quando ho sentito il tuo nome,"
lo lasciò andare, gardandogli il viso "ho sentito l'impulso
irrefrenabile d'abbracciarti."
"Perché?" la incalzò il ragazzo.
"Io questo lo ignoro." disse dispiaciuta.
"Non crucciartene." le tese la mano "Andiamo sorella."
"Sì, andiamo."
Uscirono in breve tempo dalla base della Nerv, presero un autobus,
diretto a casa di Misato.
"Ti senti ancora a disagio?" le fece Shinji, tenendole la
mano "Ricordi forse qualcosa?"
"Io... no, scusa." disse d'istinto.
"Non c'e' bisogno di scusarti. Tu non hai colpe. E' stato sicuramente
mio padre... sicuramente sarà stata colpa sua." uno scossone
li fece sobbalzare di poco.
"Tuo padre?" disse distrattamente "Questa Misato, di
cui mi hai parlato, è tua madre?"
"No. E' la mia tutrice." disse con un po' di tristezza negli
occhi "Si occupa di me... anzi in verità sono io che mi
occupo di lei." sorrise "E' una donna davvero gentile e interessante,
anche se è molto disordinata."
"Tu le vuoi bene?" gli chiese.
"Sì."
"Come se fosse tua madre?" continò.
"Non lo so. Per un certo periodo l'ho vista in questo modo, e mi
faceva piacere." non arrossì, ormai era superiore a questi
stati d'animo umani "Ma in realta' Misato non e' nata per diventare
madre. Non ci e' portata. E' piu' come una sorella maggiore."
"Dev'essere davvero una brava persona se ne parli in questa maniera."
"Lo è. Lo è davvero."
Arrivati alla fermata, percorsero il tratto fino a che arrivarono al
condominio, presero l'ascensore ed entrarono in casa.
"Sembra che non sia tornato ancora nessuno. Strano." accese
la luce "Prego, accomodati. Qui, è dove abito, dove le mie
spoglie mortali riposano."
"E' davvero un bel posto." disse, guardandosi in giro "Davvero
pulito."
"Grazie. Come addetto alle pulizie, sono onorato dei tuoi complimenti."
le indico' una sedia "Mettiti pure a sedere. Preparo del the. Dovrebbe
essere tanto che non ne prendi una tazza, no?"
"Ti ringrazio." disse, sorridente.
Shinji si infilo' in cucina, mise l'acqua nel termos elettronico, che
la riscaldò in 5 minuti. Poi prese delle bustine, le mise in
due tazze e ci versò dentro l'acqua bollente.
Portò entrambe le tazze sul tavolo, poi tornò in cucina
per prendere la zuccheriera e vide la giovane donna bere dalla tazza.
"Non dovresti avere cosi' fretta. Senza lo zucchero e' ancora amaro."
le disse.
"Però riscalda." l'espressione sul volto di questa
donna.
Lui l'aveva gia' vista.
Sì, ricordava di quand'era ancora umano.
Era Rei.
"Rei..." disse senza pensare.
"Rei?" rispose la donna mentre aggiungeva un cucchiaino di
zucchero al suo the.
"Ehm... che ne dici se finché non avrai ricordato il tuo
nome ti chiamassi Reiko?" propose il ragazzo, preso di soprassalto
dal ricordo e da quella sensazione di calore che stava provando nel
suo animo.
"Reiko. E' un bel nome." gli sorrise "Ti ringrazio."
Il viso sorridente della donna fece uno strano effetto.
Non riusciva a capire perche' quella felicità che provava era
così strettamente legata a una irrazionale nostalgia.
'Io non lo capisco davvero.'
Tsuzuku...